mercoledì 8 giugno 2011

Expertise di autenticità della statua ritrovata.

QUANDO  UNA  "EXPERTISE"  E'  IN  ODOR  DI  FALSITA' 
OCCORRE  CHIEDERE  ALLA  MORTA :
"SEI   PROPRIO  TU ? "



SI,   IO  SONO  LA  CONTESSA  PIERIE   DE   FLEURY


guardatemi  nella  mia  forma  migliore:

sono una copia di me stessa, ahimé in cera !

Scusami Albert, non volermene Edgar

 se ora mi spoglio di ogni remora

e racconto qualcosa di me ...

La mia storia d'amore

incominciò con una lettera

e con un appuntamento alle 22.30 di sera...



(notate l'ultima riga della lettera LIII del 16 agosto:
Degas fa sapere di essere al corrente 
dell'azione di sequestro dei beni 
che un creditore intentò' all'amico Bartholomé
dichiarandosi disponibile ad aiutarlo.
Nella lettera precedente LII 
si scopre come l'avrebbe aiutato:
la lettera é qui pubblicata non datata
per motivi intuibili:
Degas chiese un appuntamento notturno,
e si presume galante, alla moglie del suo amico).

Fu un "colpo di testa"...



"Dolori alla cervicale? Un tempo ne soffrivo, i dolori erano a volte molto forti, ora ricordo. Caddi a terra una delle prime volte che montai a cavallo"- dichiarazione verbale di M.me Pierie de Fleury-Bartholomé, su un fatto accidentale per cui rischiò di rompersi l'osso del collo.


"Mi presento: sono Pierie de Fleury sposata con Paul Albert Bartholomé ma, ora posso confessarlo, scelsi come amante Edgar Degas, il miglior amico di mio marito. Noi francesi, dopo la rivoluzione, abbiamo imparato come si viva bene in coppia ma ancor più sappiamo apprezzare come si possa vivere anche in tre con solidale complicità e in un profondo spirito di amicizia. 




Sono morta nel 1887 a causa di una forte emozione mentre ero abbracciata al mio amore. Come "morta in piedi" mi fu possibile così ricevere l'ultimo bacio nel mio ultimo sussulto, perduta nei capelli densi e raccolti che, solo nei momenti migliori della vita, scioglievo sulle mie spalle.

  
Non abbiatemene se i miei due amori, Edgar e Paul Albert, vollero ricordarmi nel momento del mio ultimo flato, il primo insegnando all'altro la meravigliosa arte della scultura con cui plasmare la statua in cera che mi rappresentarà ai posteri non meno che ai critici d'arte, se essi sapranno riconoscermi abbassando lo sguardo ed ammirando i miei piedi piatti nella terza posizione di danza, quella del riposo eterno.


Edgar a quel tempo stava perdendo rapidamente la vista tuttavia possedeva ancora quella straordinaria sensibilità della mano con cui accarezzava il mio corpo la cui pelle, diceva lui, gli ricordava la pelle del frutto di pesca. E mi modellò come avrebbe voluto ricordarmi per sempre.


Mi rappresentò vestita con quel "tutù in seta" usato dalle sue ballerine, e mi fece indossare le scarpette da ballo che indossai per gioco una volta solo per lui. Mentre modellavano la statua sia Edgar che Paul Albert piangevano assieme, entrambi affranti dal dolore della mia dipartita. 


La cera stessa della statua era bagnata dalle loro lacrime e con esse, essi mi plasmarono accarezzandomi lungamente, lisciando la superficie delle mie membra cercando di rappresentarmi nella cera com'ero in vita, con la muscolatura lunga, morbida e magra ben diversa da quella tornita e forte delle ballerine. D'altra parte tutte le statue di Degas dal 1885 al 1920 sono plasmate nella stessa maniera, poiché la cecità porta naturalmente ad acuire la sensibilità della mano ed a immaginare ciò che la vista più non vede. 

Anche la posizione un pò rigida con cui seppero conformare la statua, ricordava a chi mi trattenne tra le braccia il nostro ultimo bacio, forzato a ripetere ed inseguire l'ultimo istante dopo il quale il "rigor mortis" ferma il tempo della vita. Fu così che reclinai la testa inarcando la schiena, donando la mia vita e l'ultimo bacio al mio duplice amore.




Provate per credere. Nel momento della morte non si balla, non si ha il tempo di sfidare le regole della statica e dell'equilibrio. In un breve momento si é già nell'al di là e se non si rimane di sale, con un pò di culo o di fortuna, si rimane almeno di cera.


Osservate l'armonia e la plasticità della composizione e se chiuderete gli occhi riproducendo il buio che la cecità comporta, potrete accarezzare la statua e rendervi conto di come fui bella e desiderata e mi riconoscerete, sempre che siate dei galantuomini.



E se qualcuno vi chiedesse di esprimere il vostro parere su questa statua di cera, non andate a cercare nei libri per paragonarmi alle ballerine di Degas. Non cercate di paragonare i fiori di pesco con i fiori di loto. Sono pur sempre fiori ma il loro profumo é diverso. E l'esperto d'arte compirebbe un errore madornale, imperdonabile davvero, se mi confondesse con l'odore del tabacco che ha la barba del mio amato Edgar Degas.


Un ultimo ringraziamento ad Andrea Casati ed a Guglielmina von Otter, coloro che per primi fotografarono la mia statua ritrovata, e al Prof. Bertrand Marret se volesse ancora fotografarmi con la stessa maestria di Cartier Bresson. Grazie anche a M. Antoine Lorenceau della Galleria Brame-Lorenceau di Parigi, se mai volesse esprimere la sua prima impressione sulla mia statua senza conoscermi meglio. E poi un sorriso ed un bacio al simpatico "Joackinder" pregandolo di non più nascondersi timoroso dietro al suo pseudonimo poiché é pure lui un bravo conoscitore di Degas e critico d'arte. 

Ricordatemi come fui fotografata da Edgar seduta vicino a mio marito Paul Albert, quando ancora ero in salute. La malattia in seguito mi smagrì molto il viso quasi modificando la fisionomia che avevo in gioventù. Il mio volto si affilò ed il naso, tanto quanto era carino, divenne pronunciato, quasi aquilino ma ciò non vi tragga in errore. Noi stessi cambiamo col tempo, senza rendercene conto.



Siete tutti invitati a venirmi a trovare al cimitero di Bouillant, nei pressi di Crepy-en-Valois (Oise), in Francia. Un tempo avreste potuto venire in carrozza ma ora avete le moderne automobili ed il treno TGV.  Non avete più scuse.


Un caro saluto ed un "arrivederci"… prima o poi faremo i conti, soprattutto con chi, forse per scherzo, forse per cattiveria, sembra abbia fotocopiato una carta da lettera intestata scrivendo una "expertise" di pura fantasia, cioé falsa, allo scopo di poter acquistare la statua a poco prezzo, con ciò gettando ben più di un'ombra di dubbio sull'autenticità della mia statua di cera e prendendosi pure gioco di me, disturbando non poco la mia pace eterna.

Vostra amica per sempre, Contessa PIERIE de FLEURY-BARTHOLOME'


LA "EXPERTISE" DELL'ESPERTO:


La  firma  Vi  sembra  corrispondere
al  nome  di  Antoine  Lorenceau ?
(A + LORENCEAU = 10 lettere)



Potrebbe aver firmato una sua segretaria ?

Ed allora, che valore avrebbe questa "expertise"
il cui pagamento é provato dalla fattura allegata ?


AVREBBE  PIU'  VALORE  UNA  "AUTO-EXPERTISE"?

AUTO-EXPERTISE  IN  5  PUNTI :

1) E' un errore paragonare Madame de Fleury-Bartholomé ad una ballerina perché non faceva la ballerina.

2) Di conseguenza é un secondo errore paragonare questa statua ritrovata alle statue delle ballerine di Degas poiché il movimento usuale delle ballerine di Degas non può essere quello di una casalinga.

3) E' un terzo grave errore paragonare il "ductus scultoreus" ovvero la manualità che Degas aveva nello spalmare la superficie della cera prima del 1888 (anno della morte di M.me de Fleury) con la manualità più liscia e morbida che Degas realizzava nelle sue cere dopo il 1888, anno in cui perdette velocemente e progressivamente la vista. Si dovrà considerare che uno scultore vedente vede con gli occhi e trasforma con le mani, mentre uno scultore cieco vede con le mani e con le stesse non trasforma ma replica. 

4) E' un quarto errore criticare la rigidità del movimento della statua di M.me de Fleury senza considerare il "rigor mortis" della donna la quale, nell'esatta rappresentazione del momento del suo trapasso terreno, doveva appunto trasmettere questo diverso "status" posturale "post mortem".

5) Un quinto errore é criticare la innaturale torsione del collo e l'inarcamento della schiena come inusuale nelle sculture di Degas, senza considerare che questa é l'esatta posizione che un corpo assume qualora venga meno il sostegno muscolare e si abbandoni alla gravità nel mancamento dei sensi (=svenimento). Se invece si consideri l'intenzione di Degas di esprimere la postura d'abbandono che un corpo assuma nel ricevere il primo come l'ultimo bacio, questa statua a buona ragione assurge al massimo capolavoro espressivo, unico e straordinario, nella scultorea di Edgar Degas.


Elementi di riferimento e di errata comparazione: si ringrazia per la gentile concessione alla pubblicazione, peraltro minimale e senza alcun profitto, allo scopo di ricerca, studio promo-culturale rivolta agli studenti delle scuole medie-superiori e ai docenti d'arte di ogni ordine e grado:



Degas, danzatrice 1885 
(non comparabile perché M. de Fleury-Bartholomé 
non era una ballerina viva ma era una casalinga morta)


Degas, disegno della scarpa da ballo
(non comparabile poiché di fattura e numero diverso)


Degas, danzatrice spagnola 1920 c.ca
non comparabile nella postura, 
ma comparabile nel "ductus scultoreus" dell'artista non vedente.
       

Il massimo ed accreditato critico d'arte di Degas saprà accogliere e considerare la critica del proprietario dell'opera?

Questa statua é stata "trovata" e studiata da Umberto Joackim Barbera (Torino, Italia), un discendente di Leone Segre ed Annetta Levi, del ramo degli ebrei sefarditi spagnoli scampati alle persecuzioni religiose del 1600: partiti, da un villaggio sulle rive del fiume Segre, un affluente del fiume Ebro, giunsero con una centenaria migrazione nei dintorni di Saluzzo (Piemonte) ed infine a Torino, capitale d'Italia nel 1860.

Anche Edgar Degas venne a Torino nel 1873...




Umberto Joackim (il suo pseudonimo letterario é "Joackinder"), é il Curatore della collezione di 100 opere d'arte moderna dei maggiori maestri francesi: un lotto di dipinti che furono custoditi per garantire le fideiussioni date ai banchieri anglo-americani dalle più influenti famiglie ebraiche d'europa per finanziare il Movimento di resistenza contro i Nazisti.

Assolto il debito di guerra verso i banchieri, annullati i titoli di garanzia, le opere furono assegnate a Umberto Joackim come premio per aver per primo al mondo risolto i sei indovinelli del capolavoro mistificatorio di Pablo Picasso, "Guerniça".




Non chiedevi ora come abbia fatto a risolverli. Se siete più bravi di lui, cercate di risolverli da soli. Oppure consultate il blog che rivela "LA VERITA' SU GUERNICA". Per saperne di più, leggete i Blog correlati (vedasi indicazioni in alto a destra). Potreste imparare qualcosa che ancora non sapete anche sul Calice del Graal.

( ° - ° )


A T T E N Z I O N E !

Questa ricerca di Joackinder é un esempio di creazione artistica del tutto nuova che ha come fine quello di disorientare il critico d'arte avvezzo ad un approccio metodologico ben diverso, basato non come l'ideazione di Joackinder, creativa ed intuitiva, bensì sull'analisi mnemonica di ciò che il critico abbia davvero studiato, compreso e correlato.

Non vi può essere dialogo costruttivo tra le due metodologie se non vi sia alla fine una comune autenticazione dell'opera.

E' chiaro a tutti che qualora il critico d'arte assuma una opinione diversa, non provata da alcun riscontro, Egli giochi a non riconoscere l'autenticità del dipinto.

( ° - ° )


Umberto Joackim Barbera
é lieto di annunciarvi che
un noto industriale di Torino
ha acquistato una quota del 40%
di proprietà di questa statua di Degas.
Non é ancora definito se si tratti della parte anteriore
o posteriore della Contessa Bartholomé,

( * ! * )

4 commenti:

  1. molto divertente ! Spero che qualcuno riconosca l' autenticità della statua ! !

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  2. Al caro Vittorio direi che non vorrei che mi facesse pubblicità col suo commento, quindi lo inviterei a non commentare qui. Se proprio volesse commentare questo Blog lo potrebbe fare ogni due anni a Venezia. Con cortesie e senza sgarbi. mi direbbe se piaciuto e quanto. (-:

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  3. Autorizzo la pubblicazione delle foto da me realizzate, per conto del proprietario della statua.
    Trovo questo blog artistico letterario di grande cultura e piacevole a leggersi.

    Andrea Casati fotografo

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  4. É vero che Pierie (Pierina) fu condivisa in vita da due amanti, ció non toglie che possa averne altrettanti anche da morta: il venditore ed il compratore della sua Statua ?

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